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Allerta coronavirus

Ristrutturazione e fallimento alla luce del #Coronavirus

Il 13 marzo 2020 il governo polacco ha annunciato l’introduzione dello stato di emergenza epidemica, causata da COVID-19, comunemente noto come “coronavirus”. Le frontiere della Polonia sono state chiuse per gli stranieri, è stata introdotta una quarantena obbligatoria di 14 giorni per i polacchi che tornano dall’estero, sono stati sospesi i collegamenti aerei e ferroviari internazionali. Inoltre, l’attività di centri commerciali, bar e ristoranti è stata notevolmente limitata. Fiere, mostre, congressi, convegni, conferenze o incontri sono stati cancellati. Inoltre, sono state vietate le attività sportive, di intrattenimento e ricreative. Queste ed altre, giustamente, attività legate alla prevenzione della diffusione dell’epidemia hanno certamente un impatto sul crollo della capacità di molti imprenditori di pagare.

Si stanno gradualmente introducendo misure legislative per aiutare le imprese a sopravvivere questo difficile periodo per loro. Tuttavia, attendere gli aiuti dallo stato di fronte a una crisi pandemica non significa che non si debba tenere la mano sul polso e non essere sollevati dall’obbligo per gli imprenditori stessi di rispondere adeguatamente a una situazione difficile.

Vale la pena di adottare in anticipo misure di ristrutturazione, negoziare nuove condizioni di cooperazione con i contraenti e contattare i creditori finanziari per trovare soluzioni comuni. In ultima istanza, potrà risultare necessario presentare una richiesta di ristrutturazione al tribunale, o anche una richiesta di fallimento (propria o del contraente).

Quando pensare ad un procedimento giudiziario di ristrutturazione?

In generale, il procedimento di ristrutturazione è destinato ai debitori insolventi o a rischio di insolvenza. Se non siamo in grado di negoziare con tutti i nostri contraenti modifiche stragiudiziali delle condizioni di rimborso del debito e sappiamo che in una situazione del genere non saremo in grado di saldare i nostri debiti, vale la pena pensare di presentare una richiesta di apertura di una procedura di ristrutturazione. In tale procedura, un concordato è generalmente accettato se la maggioranza dei creditori votanti, che insieme hanno almeno i due terzi del totale dei crediti a cui hanno diritto i votanti, si esprime a favore (l’eccezione è la procedura di approvazione del concordato, in cui la maggioranza conta tra tutti i creditori aventi diritto al voto e non solo tra i votanti). Pertanto, nella procedura di ristrutturazione, la maggioranza dei creditori decide sul destino degli altri.

Un buon momento per considerare una proposta di ristrutturazione è anche quando il nostro contraente principale non ha saldato il suo debito nei nostri confronti e sappiamo che questo comporterà i nostri problemi di liquidità. Ciò può significare che siamo a rischio di insolvenza. La pratica dimostra che la ristrutturazione ha successo soprattutto nei casi in cui la richiesta di apertura della procedura è stata presentata per tempo, ossia poco dopo le prime difficoltà finanziarie, quando il debitore è solo a rischio di insolvenza ma sta ancora saldando i suoi debiti in scadenza. Purtroppo, la maggioranza delle richieste di ristrutturazione viene presentata troppo tardi, quando il debitore è già profondamente insolvente e ci sono poche possibilità di salvare l’azienda.

Quale dei quattro tipi di procedura di ristrutturazione scegliere?

La legge sulle ristrutturazioni prevede la possibilità di concludere un concordato attraverso quattro diverse procedure. Queste sono: procedura di approvazione del concordato, procedura accelerata di concordato, procedura di concordato e procedura di risanamento. Quale sia la migliore per i problemi di liquidità causati da una pandemia dipende dalla situazione individuale del debitore e, soprattutto, dalla gravità dei suoi problemi finanziari. La procedura più rapida e meno formalizzata è quella per l’approvazione del concordato, in cui la partecipazione del tribunale è minima. La più radicale è invece la procedura di risanamento, dedicata agli enti con problemi economici più gravi, la cui soluzione richiede quindi l’attuazione di ampie misure di ristrutturazione.

Cosa possono prevedere le proposte di concordato nella procedura di ristrutturazione?

Le proposte di concordato determinano come ristrutturare le passività del debitore. Essi possono prevedere, ad esempio
1) rinvio del termine per l’adempimento dell’obbligo;
2) pagamento ripartito a rate;
3) riduzione dell’importo dell’impegno;
4) conversione del debito in azioni;
5) modifica, scambio o revoca del diritto di garantire un determinato credito;
6) concessione di un credito o di un prestito al debitore o modifica del contenuto dei rapporti giuridici o dei diritti o costituzione di garanzie per il credito;
7) soddisfacimento dei creditori dal patrimonio del debitore nell’ambito dell’accordo di liquidazione.

La legge non prevede un catalogo chiuso delle modalità di ristrutturazione delle passività, quindi c’è molta libertà in questo senso. In particolare, le proposte di composizione non standard possono riguardare passività di natura non monetaria. Inoltre, le proposte di concordato possono indicare uno o più modi di ristrutturazione. Possono anche prevedere la suddivisione dei creditori in gruppi che coprono particolari categorie di interessi.

Se l’imprenditore chiede l’apertura di una ristrutturazione, è esonerato dall’obbligo di dichiarazione di fallimento?

La semplice presentazione di una domanda di apertura di una procedura di ristrutturazione o di un procedimento di approvazione di un concordato non esonera dall’obbligo di presentare un procedimento di fallimento. Tale esenzione ha luogo solo al momento dell’apertura della procedura di ristrutturazione (o dell’approvazione del concordato nella procedura di approvazione del concordato), cioè solo l’esame positivo della domanda da parte del tribunale – se questo avviene entro 30 giorni dalla data dello stato di insolvenza. Tenendo conto del tasso di occupazione e del ritmo di funzionamento dei tribunali, che si prevede che rallenterà durante l’epidemia, non sempre è possibile contare su una decisione rapida sulla domanda di ristrutturazione. Le conseguenze di ciò possono essere molto gravi per coloro che sono stati obbligati ad avviare un procedimento (i rappresentanti del debitore). Essi non saranno esenti dalla responsabilità (civile o penale) per la prematura presentazione di una domanda di fallimento.

Tuttavia, vi è una soluzione per questo problema: se l’imprenditore ha presentato un procedimento di ristrutturazione al tribunale e nel frattempo è diventato insolvente, dovrebbe anche presentare un procedimento di fallimento entro 30 giorni. Se queste due applicazioni coincidono, l’applicazione di ristrutturazione avrà in linea di principio la priorità. Il principio di priorità di una domanda di risanamento corrisponde al presupposto che l’obiettivo della procedura di risanamento sia quello di evitare di dichiarare il debitore insolvente, consentendogli di ristrutturare il debitore mediante la conclusione di un concordato con i creditori e, in caso di procedura di risanamento, anche mediante la realizzazione delle cosiddette azioni di risanamento, salvaguardando nel contempo i legittimi diritti dei creditori.

Quando un imprenditore è obbligato a dichiarare fallimento e se una pandemia influisce su tale obbligo

Il fatto che l’insolvenza sia il risultato di una pandemia di coronavirus non esonera i rappresentanti del debitore dall’obbligo di dichiarare il fallimento, né li protegge dalla responsabilità per il ritardo nella presentazione della dichiarazione. Tale obbligo è a carico di qualsiasi imprenditore che sia divenuto insolvente entro 30 giorni dallo stato di insolvenza, indipendentemente dalle cause dell’insolvenza (anche se si tratta di un’azione volta a prevenire il diffondersi dell’epidemia o il mancato pagamento da parte di un contraente principale causato dal coronavirus).

Il diritto fallimentare individua due presupposti indipendenti della concretizzazione di uno stato di insolvenza nell’impresa di un debitore. La prima è definita come una condizione di liquidità, la cui essenza è la perdita della capacità dell’entità di adempiere alle proprie obbligazioni monetarie (si presume che il debitore abbia perso la capacità di adempiere alle proprie obbligazioni monetarie se il ritardo nell’adempimento delle obbligazioni monetarie supera i 3 mesi). Il secondo è definito come un presupposto patrimoniale o di bilancio e la sua caratteristica costitutiva è la predominanza delle passività del debitore sul valore del suo patrimonio per almeno 24 mesi.

Saremo lieti di rispondere alle Vostre, tali e più dettagliate domande, incluse quelle sorte a causa della crisi del coronavirus. Oltre a servizi legali complessivi nel campo del fallimento (incluso il pre-pack) e delle procedure di ristrutturazione, siamo anche pronti ad assisterVi nelle trattative con i contraenti e nelle controversie giudiziarie, ad esempio in relazione alla mancata esecuzione o all’esecuzione impropria dei contratti. Verificheremo i Vostri contratti in relazione alle clausole di forza maggiore in essi contenute. Presenteremo metodi adeguati per ridurre i rischi finanziari, proporremo soluzioni legali ottimali.

Siamo a Vostra piena disposizione e Vi assisteremo nella valutazione della Vostra situazione. Vi preghiamo di contattarci in qualsiasi momento via e-mail, telefono o via messaggero istantaneo.

Barbara Szczepkowska
barbara.szczepkowska@actlegal-bsww.com
+48 602 260 127, +48 22 420 59 59

Piotr Wojnar
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Ewa Ostaszkiewicz-Sobiczewska
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17.03.2020

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